Il sogno d’inverno dell’architetto-Billy Ramsell

maggio 4, 2018 § Lascia un commento

ramsellestratti da “Il sogno d’inverno dell’architetto”  di Billy Ramsell L’Arcolaio 2018, traduzione di Lorenzo Mari, prefazione di Alberto Masala

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Server protetto

Àlzati. Purìficati. Vèstiti.

Prima di buttarti negli ingorghi

del traffico all’ora di punta distènditi.

Connetti te stesso attraverso le porte

nella tua faccia al sistema mentre la tua stanza

in questa città cocciuta di livore

(questa città dove l’inverno è alla menta

e con livore lo si esporta verso sud)

scompare e le immagini s’inarcano

attraverso le tue stanche sinapsi.

Regolari tutti i processi di elaborazione delle immagini.

L’hai già fatto in passato. Rilàssati.

 

Memory House

Ho consegnato tutti i miei ricordi alle macchine, in outsource.

Indirizzi, dettagli, erano stati a lungo cosa da carta e penna.

 

Poi è stata la volta delle cifre: i numeri di colleghi e amanti su una

[SIM card,

una lunga divisione poi l’aritmetica sui tasti di una calcolatrice.

 

È stato tutto sottrazione. Ho lasciato che i navigatori ricordassero la

[strada al mio posto,

che i portatili prendessero nota di compleanni e impegni, scadenze,

[anniversari.

 

Indovinello successivo. Le date e i luoghi sono evaporati, diventando

[gocce nel Cloud,

mentre io scaricavo app dopo app per ricordare, per dimenticare.

 

Ho delegato l’abbinamento di nomi e volti all’iKnow (Trasforma i

[momenti d’imbarazzo

alle feste in una cosa del passato), ho barattato i pin con un’impronta

[digitale,

 

ho trapiantato tutta la memoria in una batteria di server,

ogni disco pieno di biografie, brulicante di estati e di natali.

 

Per recuperare capacità, naturalmente. Spazio cerebrale. RAM corticale.

Ma soprattutto per fare a meno di quello che si portano appresso i

[ricordi :

lo scherno, la colpa, i sogni affollati. E adesso è finita.

E adesso, Gesù, grazie, non riesco a ricordare nulla tranne questo,

 

questa veglia notturna, questa attenzione per l’insonnia di cui non

[sono riuscito a liberarmi…

Camminando nei corridoi, sono al tuo fianco nella stanza della

[musica dal soffitto alto.

 

Mi sento il benvenuto qui, nella casa di tua madre, mi sento accolto

[come un ospite

mentre guardo le tue mani capaci. Sdegnose, distanti da sé stesse,

[dalle note,

 

emettono una nebbia di arpeggi attraverso il corridoio freddo e

[fasciato di luce

fino alla più bassa delle terrazze a giardino, al prato lisciato dal caldo

 

dove Saoirse volteggia e si libra, facendo le prove sui gradini che

[portano al fiume.

Gli alberi di mele acclamano il suo torpido assolo; la tempestano di

[coriandoli.

 

Negli adagio, nelle glissade, la sua bionda figura si flette, dimentica

dell’immobilità fotografica dell’acqua, o anche della tua musica che

[appena si sente.

 

Le sue spalle dorate sono gettate all’indietro. Lei forma un arco, in

[tensione, in un abbraccio,

stende le sue braccia verso il sole, si gira sulla punta dei piedi,

[buonanotte.

 

Copper Holt

Buongiorno e benvenuti in Dyna Global. Sono John.

Okay ragazzi: finora avete potuto vedere una piccola parte del nostro

[complesso.

 

La nostra struttura copre grandi distanze, con molte centinaia di zone

[separate.

È sembrato un tantino spaventoso anche a me la prima volta che sono

[entrato in Holt!

 

Ricordate che il vostro Orientation Pack contiene una mappa dettagliata

[dei piani.

Avete tutti avuto i vostri O-Packs all’ingresso, giusto?

 

Pensate ai piani dei server come al cuore e al cervello della struttura.

Le nostre macchine usano tanta elettricità, tanta broda da illuminare

[un piccolo sole.

 

Sembrano silenziose ma il rumore è qualcosa che ti si incunea dentro.

Potete sentirlo anche dopo, nelle vostre stanze. Ricordano

[qualunque cosa:

 

email ed estratti conto. TAC, mappe sinaptiche, foto taggate.

Liste di desideri e manifesti, biglietti del cinema e scontrini del

[ristorante. L’autobiografia di tutti.

Gente, ho camminato in quell’archivio infinito e la mia relazione

[si basa sui documenti.

Ho viaggiato finché i miei piedi non hanno sanguinato e si sono

[induriti, diventando monconi,

 

di più, mi è sembrato, di quanto sei uomini potrebbero camminare in

[sei vite, senza vedere nessuno.

Tutti quegli scaffali ricolmi di faldoni con lo stesso legaccio grigio,

 

alcuni corposi, altri incredibilmente smilzi, ciascuno con un nome

[proprio sulla costa.

Non ricordo di essermi nutrito, ma ci devono essere stati rifornimenti

[di qualche tipo.

 

Dopo qualche tempo l’ostico tappeto marrone ha lasciato spazio una

[sorta di laminato.

Poi è ricominciato il tappeto. Non ho dormito. Sono scomparso,

[come si dice, nel nulla.

 

Però basta parlare di me. Viviamo in un mondo che non ci riserva solo

[prospettive più luminose

ma anche maggiori minacce di quelle che abbiamo conosciuto finora.

[Io voglio dei nomi.

 

Abbiamo bisogno di sapere chi è o può diventare una minaccia per la

[nostra sicurezza.

Fiducia, rifugio, operazioni di sicurezza, abbiamo sicuramente delle

[ambizioni qui alla DGI.

Al vostro posto di lavoro metterete al sicuro il futuro dei vostri figli,

[dei figli dei vostri figli.

Qui alla Dyna Global sarete parte di una squadra. Le equazioni che

[creeremo insieme

 

vagheranno tra i corridoi dell’archivio come fantasmi indaffarati,

[troveranno per noi i faldoni.

Algebre che saranno le nostre armi, i nostri guardiani, la nostra

[speranza. Ci siete tutti fino a qui?

 

 

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