Bestiario

luglio 7, 2017 § Lascia un commento

bestiario

 

(en plein air)

I.

Sta per i fatti suoi, quasi ringhioso,

il gatto nato bianco, quasi albino,

le zampe dietro sbilenche

si rifugia tra i pini, i peli irrigiditi

di resina la crosta, non sorride

rifugge – mio fratello ha paura

 

II.

Bere di notte acqua alle pozze

incontrare allegri porcospini

spedire i minatori nel ventre delle madri,

le sciocche, povere talpe – un rospo deciduo

verde squillante tra i ciclamini la mattina

l’involucro, di suo, già corpo vivo

 

III.

Carezza su carezza fuso all’uomo

malcerto macilento

beninteso-cibo nel ventre e

affetto, però non ce l’ha fatta, mea culpa

grandissima, vana

 

IV.

La vita è l’arte di essere perdenti, nulla di nuovo – dimentica

– si muore

 

V.

L’istante che le frullano

le ali, d’un colpo la tortora che

plana e la farfalla enorme

candeggia questa luce, squaglia

crema, intanto che si scollano

etichette, si arrestano i pensieri

frullano insieme tutti – senti, i respiri.

 

(la quieta cammella)

due gobbe, due emme
le zampe due lance,
due occhi di incanto al suo cammelliere
la notte alle dune, due tette, s’illuna.

 

(classifiche)

 

La formica ha l’altezza di formica

la giraffa quella di giraffa

a me ne è toccata un’altra:

un paio di centimetri li hanno

mangiati gli anni.

 

(da “l’ambasciatrice”)

…..

Vorrebbe essere una rana, le scoppia un gran sorriso
Ha lavorato tre giorni sulle rane, foto e disegni
Dai girini alle ninfee, anfibie, animali previdenti
Peccato non abbiano le ali, ma forse sarebbe – è – chiedere troppo

 

Le ammira, stare dentro e fuori, nascere dalla pioggia
Gracidare, gocce e farfalle da acchiappare
Antichissime esperte d’acque e fondali,
Regali salti di principi nascosti, goduria

…..

 

(self portrait)

La puledra ferma al fieno

Scarta al vento, si ombra di niente

Imbizzarisce, tenera e lontana.

 

(terragna)

 

Movendo, metamorfosi di muta,
serpe terragna fra pietre e polvere
la cerca di

 

gradienti verde.
Tutto dovrebbe essere
alberi ed erbe.

 

(poesia pennuta)

Misurabili i voli dei
pinguini e di galline,
alzare gli occhi all’aquila reale,
la freccia del falco pellegrino,
ma è il balzo della cincia la mattina a
neve fresca che ancora, e sempre,
spezza il mio di cuore,
addio miserabili gabbiani

 

(custodi)

Le oche sono animali terribili,

custodi, e territoriali

come le femmine. madri.

 

 

ribadeiro

La roccia nera e la marea

attende, i mitili attaccati

nudi indifesi alle pareti

attendono l’onda grigia di ritorno,

non sai ma immagini

lo strazio.

 

(still life)

 

uno sfreccio improvviso, pelo
energia in bocca il pettirosso
trofeo regalo
vittoria contro il canto, spiazzato
troncato, violenza dell’agguato
piume annerite, fiato già sprecato,
ma il verme, il verme signori
l’avete mai ascoltato, pure lamenta
pure venne ingoiato.

(Ararat)

 

Felicemente nominava pesci rossi morti da decenni,

cagne dagli occhi fondo miele, gatte sfiancate in silenziosi parti.

Le code, le code, insisteva, le bandierine che segnano la vita,

vibrisse di muscoli e guaine, festanti tra l’erba, i ciottoli e il canale,

felicemente rapita tra ragni e lucertole, ignorando sovrana ogni essere umano,

non un figlio, un nipote, un vecchio amore

scomparsi nel diluvio di cellule e codici a barre arrugginite

 

resta  l’estate, scialo di cicale.

 

 

 

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