Su Strettoie di Marco Giovenale

aprile 25, 2017 § 2 commenti

Strettoie (Arcipelago Itaca, 2017) di Marco Giovenale raccoglie in tre sezioni testi in parte già pubblicati (come ad esempio la prima sezione, “Soluzione della materia” , oggetto di autonoma plaquette nel 2009) che tuttavia convergono in un libro coeso ed omogeneo non solo e non tanto per la loro stesura coeva ma perché esemplificano in maniera nitida una delle costanti del lavoro di Giovenale: il tentativo di disgregare, smontare, l’ordine del discorso poetico e politico, mostrandone per addenda di lacerti e scarti di materiali l’intrinseca incongruenza e soprattutto la sottesa violenza di potere che ne costituisce il collante.

È un lavoro che Giovenale compie tramite un flusso di coscienza acefalo (e, a utilizzare una tecnica da calembour, pure presente nel libro, “incosciente”) che procede per associazioni, assonanze, analogie, rimandi, cascami di frasi fatti («Sì e no» – è l’intercalare più comune in italiano/come una parola unita), reliquie culturali e antiquarie (teologi del medio Novecento fiesolano, /un Rackham tenuto dal nastro isolante, marron,/l’aldina che era però l’amica loro e di Eusebio) schegge di un degradato tecno-pop(C’è un tu-programma, buona, una/roba beta sul secondo/lato lap/rap latino) tutto un trovarobato in cui siamo a livello individuale e collettivo quotidianamente impigliati. Si viene così a costituire una sorta di calderone, di melting pot in senso etimologico, dove si addensano e tracimano al tempo stesso costrutti neuronali, pre-concetti, memorie eidetiche e caselle mentali – strettoie, appunto – che costituiscono il cartongesso, il teatrino espressionista smontato e rimontato da Giovenale, cartongesso, che è la vera materia del discorso politico e culturale che introiettiamo e riproduciamo acriticamente, sulla scia di una visione di diffusi micropoteri alla Foucault non a caso ripetutamente citato nel libro.

La varietà di forme utilizzate scorre nelle tre sezioni da testi brevi, a volte vere e proprie clip in versi, a poesie “assertive” fino a sequenze di prose in prosa ( cui del resto fa esplicito rinvio la seconda sezione “A mille ce n’è (prosa sul gioco comune)”) con tonalità improntate a un marcato sarcasmo espressionista e/o a un’ ironia amara sino a toccare timbri cripto-gnostici come in ogni autore “moralista” che si rispetti e a cui, per tensione etica e vis polemica, Giovenale è indubbiamente da assimilare.

I rinvii espressi a Gadda, come alle fontane alla Palazzeschi, a un naftalinico Eusebio montaliano a un Goethe rimpicciolito dai vari attuali don Ferrante, lasciano intravedere in controluce i veri numi tutelari dell’autore nella lucidità di un Corrado Costa e nell’oscurità sapienziale di Emilio Villa, a voler ovviamente saltare tutte le note influenze delle poetiche oggettuali e di ricerca degli ultimi decenni. Al di sotto del cartongesso, infatti, le cose invece, fondo rispetto al quale le parole non riescono che a delineare un rebus pece nera, forse la strettoia originaria che Giovenale affronta senza afflati mistici, dando atto con trasparente onestà e clinamen stoico dell’aporia di un logos consunto e occidentale (ma, d’altro canto, chi ha chiaro sia certo sia/questo il verso della freccia?)

<!–more–

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testi

Nisroch e Nisaba, tediati, inventano l’alfabeto.
Ovviamente a quel tempo non si chiamava così.
C’era molta baraonda. E bestiame. I porti brulicavano
(un verbo congegnato in quel frangente, alla spiccia).
I cunei inclinati dicono il corsivo? Il servire.
Il fatto o nuvola di correre
perché segno e cosa siano una
eco, lo specchio orientato

*
bloccato dalla finanza
through the grapevines
(graveyards) trova il trou il truc du
monde non è mestieri
si taglia con la corda / si lega per la lama
passa il lungarno alla carraia, torna a scuola, a biologia si deve sempre tornare: a scuola, alla
biologia / alfa per alfa / occhio per
(nostalgia?)
*
sono totalmente contrario all’esaltazione di Lascaux, sia quella di Villa sia quella di Bataille. come sono contrario a Sade. vacci tu nella grotta. ti spara la punta di selce in testa il prete, tu vai
*
così invece se vi è accordo farei ora in vostra presenza una
CRISI DELLE GRANDI IDEOLOGIE
per dimostrare – davanti ai nostri graditi – che questo genere di crisi non comporta nulla di
e si vive lo stesso
attenzione. (manciata di magnesio, candela)
pooof – ecco
la CRISI DELLE GRANDI IDEOLOGIE
qualche si copre gli occhi,
qualche starnutisce l’applauso.
non è successo niente

*

Digita un tasto a sinistra per l’altro.
Un tasto spostato a sinistra via l’altro.
Il testo che ne viene è pece rebus.
Le cose invece.

itacacop.

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