Inediti – Paola Abeni

novembre 18, 2016 § 1 Commento

magritte

Pioggia. Come una carezza. Il silenzio delle foglie, l’attesa dei fiori.

I cuori degli alberi adagiati sul corpo lucido dell’erba.

 

Nel silenzio arrivano altri silenzi, più fondi. Da qui tutto è un addio.

Continuamente scorrono fiumi, le lune versano luce.

.
Poco oltre il pomeriggio scende nell’oscuro pensiero della sera,
nelle bocche il candore è un filo fatto di fumo,conservo nel
petto ogni candore di foglia,
datemi il tempo d’essere questo imbrunire.

.

Siamo così stretti dentro queste pesanti ossa,
così sordi al loro balzare quieto dentro la vita,

nell’ inverno c’è il mare terroso del silenzio, un
suono che tocca ogni distanza

.

I pomeriggi infiniti, curvi sopra il corpo come onde che non trovano mare,
fuori è un grigio girotondo d’alberi, un profondo abbraccio il cielo,
il grido della sera apre la bocca ai sospiri,
il tuono arriva alle mani dell’anima.

.

Nella terra desolata crescono gli occhi
di questi fiori che non vedi,
occupano il vento, s’aprono al buio del
giorno più lento,

poi se ne vanno, sempre.

.

In questa cavità di corpo è l’inverno
che viene a decifrare ossa,
da sotto le porte salgono lune
non così il gemito della pioggia
che oscura i gesti,
sono parole lievi a seminare i
pensieri, ferite insensate come
cumuli di ore.
.
 

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