sull’alchimia di un incontro – Vladimir D’Amora

novembre 12, 2016 § Lascia un commento

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sull’alchimia di un incontro brevi tesi di performazione alchemica d’elementi di umano

 

  1. lavorare su di sé, sul Sé, cioè in una seità di confine: nei limiti della forma che nasce: che resta nascita di relazione: senza rapporto riconoscibile come una merce di contatto

 

  1. agire nel sé: trasformare un’immagine di sé in una continuità scassata di istanti di immagine di verità: ricrearsi: ricreare chi vede e guarda, cioè chi si incontra a toccarsi: senza tatto: senza invadenza: senza violenza disciolta dalla grazia uscire dal sonno, svegliarsi – anzi, non dal, ma da un sonno uscire: perché questo risveglio alchemico è un destarsi a una nuova, anzi: inedita, penetrazione in se stessi: nell’altro che, presente, ci assenza: nella reciprocità di una immagine indelebile ma non scontata: che non fa sconti di naturalità

  1. prodursi in un’opera e trasformare la propria soggettività, allora, non sono opzioni contrarie, opposti che si escludono; ma bensì si tratta di fare del sé un’opera di un’arte: della propria elementarità, della propria emozionalità una qualcosa di permanente che, però, non resti soltanto pietrificato gelo d’oggetto, di servizio utile a uno scopo alieno, alienato da sé del Sé

  1. è in gioco, quindi, un sapere, una pratica, una esperienza: rischiosa e testimoniale, delle soglie: degli interstizi, che sappiano essere lasciati insorgere: installarsi come attimi in una loro, propria durata, tale da essere con-vissuta: con-sentita – interstizi tra silenzio e parola: nell’accenno: tra esecuzione e progetto: nell’intervento performativo che non rappresenti ciò che già è (stato): che non detti regole implacabili, protocolli inderogabili; ma che disabiliti il consueto lasciandolo come casa cui tornare dopo una gita in una stilla di autentico: di fiducia in se stessi e per gli stessi ritmi di contatto: di vuoto possibile

  1. liberarsi del piccolo numero di pose intellettuali e sentimentali in cui siamo imprigionati per accedere – a cosa? a un sé: cioè: a quanto di vero possiamo rischiare nel riconoscerci appunto come sempre posati, esposti, schermati: utilizzati da un sistema, da un protocollo, da una costruzione psico-sociale e tecno-estetica: da una politica delle vite: per lasciare alle nostre pose il tempo di finire: facendola finita con le maschere di cui crediamo sempre di poterci liberare a nostro piacimento, mentre anche questa presunzione è una ennesima, ma invincibile, maschera

  1. il sentire reale: le sensazioni reali: le fantasticazioni reali: le impressioni reali: le illusioni reali: le politiche reali: i corpi reali: le psichi reali: cominciano laddove la prigione di normalità e di conformismo: di accelerazioni e di finzioni disinvolte prendono a sgretolarsi in una messa in una scena sincera: leggera: che sa amare la sua superficialità e semplicità al punto da saperla sempre perdere per suggerire un percorso di aperture elementari: di messe a rischio dei sensi: della capacità di sentirsi soggetti che sentono: che vivono non solo e non già per calcolare e pensare e ottimizzare e guadagnare: ma che certo calcoleranno e penseranno e ottimizzeranno e guadagneranno: ma solo dopo essersi decisi – a fermarsi a mangiarsi – ruminandosi intenzioni e pretese… – una briciola di desiderio vuoto: un’illusione volatile e pregna di domani: di sé.
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