Natasha Sardzoska – Pelle e altri testi

settembre 7, 2016 § 2 commenti

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Pelle

Foglie gialle sulla tua pelle

Dei pori sradicati di un incomprensibile ardore

Labbra screpolate

Una valle gonfiata dai pensieri e dai capezzoli

Pelle

Dico, sei da sola

Oppure il tempo bussa in un luogo lontano dall’orologio accettabile

Ascolto tuttavia sugli strati bianchi scivolare

Gocce

Secreto, lacrime, vino

Ma non è la prima volta nemmeno è una volta sola

Bensì un continuo ritorno

Un chiudere gli occhi davanti alla scelta che non vuoi accettare

Quando arriva questo tempo, questo autunno

Sulla tua pelle

In un diluvio di spazi inadeguati, inopportuni, indegni.

 

Limbo

Un campo a scacchi

Il nostro letto

La nostra storia

Se perde nelle lontananze

Echeggia nelle onde degli alberghi

A tentoni procediamo

Ogni parola è un passo

Ed ogni passo si misura quanto una parola

Ogni bicchiere la voce della paura

E la solitudine

Ritmo è

Ricamato nel vento

Dettato dalla promessa

La tua

Quella che spunta all’orizzonte del mare

Del nostro letto faticoso

Quella che dici alla donna

Alla finestra lucida affacciata

Che fuma e beve un calice di tramonto

Nel focolare di pietra

Nella pietra del cuore

Selvaggio

Sei

E non ti basta

Questa melodia

Per cantare la propria tristezza,

Quel tuo indaco che respira

Dentro il tuo sguardo

Richiamando i silenzi nel mare muto

Ricamando dei gridi di fiamme

Remoti, foschi, assordanti.

 

Ogni parola è un passo

Ed ogni passo si misura quanto una parola

Ma nemmeno un passo avanti

Nemmeno quattro indietro

Tu non avanzi

Ferma sto io

Invano tutto è

Un tempo futile di passi sbagliati

Di corpi consumati di sesso

Spiragli e turbini

Vortice vertiginosa

La tua mano carnivora

Infine, all’alba sorge il campo vuoto

Davanti a noi:

– Grazie per andar via!

 

Sei ovunque

Ti strappo

Strappo

 

pezzi di carta note sperdute macchiate di café scontrini carte di zucchero biglietti della metro boarding cards voli string inzuppati di vino di colore di blue jeans block-notes di hotel appunti di fermate messaggi lettere energie pizzo tessuti tovaglioli dei ristoranti bigliettini delle stanze

Dove nessuno ci va

Ci vado io

Li squaglio

Volano

E  mi consegno libera a te

Torno da te

Io, senza quasi niente da dirti

 

Mutismo

Non siamo più uno

Ed eravamo tutto

E nulla esisteva

Fuori di noi

Fuori dalla nostra

Sorgente

Dal nostro nucleo

 

Adesso siamo muti

Lontani e sconosciuti

Camminiamo su binari diversi

Ci facciamo strada attraverso il vapore grigio dei vagoni

Con pelle di seta, trasparenti, e remoti

Fumo e nebbia

Nulla

Non c’è più

E nulla ci rimane

E nulla è

Dopo la notte sorda

Nonsi sente nulla

Solo lo stridore della ferrovia

Il profumo di caffè turco

Levantino

Muto

Annullato.

 

Davanti a te un pallido livido

Assente

Muta sto davanti a te

Ma dentro ardente

Fervida e fermentata

Febbre

Sono

Scorro

Mi trascino per i corridoi

Sussurro

Confusi i loro volti

Si sciolgono dietro di me.

 

Immobile sto davanti a te

Mentre dentro di me ramazzo pezzi di valige sperdute

E briciole di pane e foschia

Che hanno perso il loro flusso

La loro direzione

E come una ghiandaia sorda si sollevano in volo

In un deserto freddo

In un incendio d’inverno

Nebbiolina di bestie selvagge

Sono le lingue delle fiamme mute

Loro, gli altri, solo silenzio ed odio

Loro, gli istanti nascono

Loro, le albe fioriscono

Il mondo tace, sornione,

E noi?

Noi, muti, ci disperdiamo.

 

Albero d’inverno

Fuoco freddo ardente nella foresta

Delle bucce crude sul margine di questa finestra

Vedo, mi lancio senza pensarci

In quello spazio fiammeggiante

Che mi rinnova e brucia e curva fino alle ossa fino alla linfa

E grida senza il mio nome senza il tuo riconoscimento

Mi offri una manciata di grano e mi sputi del vino in bocca

Tu, la mia razza, la mia irrequietudine

Nocciolo gonfio

Sradicate fasce secche di ardore

La tua

Pelle

Sui miei piedi

———-

Nataša Sardžoska è nata a Skopje, Macedonia nel 1979. Laureatasi  in filologia latina all’Università di  Skopje, dopo un  MA in media e studi culturali all’Università di Bergamo, Perpignan e Lisbona, consegue il dottorato alla Karls Eberhard Universität a Tübingen in antropologia culturale con una ricerca  sugli effetti  della dissoluzione delle frontiere ex-yugoslave nelle opere e nella vita di artisti espatriati o/e in esilio.

Vive tra Heidelberg, Skopje e Belgrado. Si occupa di traduzioni letterarie dall’italiano e dal portoghese (Pasolini, Collodi, Carducci, Tabucchi, Luzi, Baricco, Benni, Pessoa, Saramago, Camoês, Tavares, Guilherme-Moreira, Carneiro, Couto, Bojunga) e fa l’interprete dall’italiano, francese, inglese, spagnolo, macedone, serbo e portoghese. Ha insegnato  lingua italiana alla Università Sud-Est Europea “Max Van Der Stoel”, all’Università per il Turismo a Skopje a alla Schiller International University; inoltre, ha lavorato per il Ministero della Giustizia della Repubblica Italiana in qualità di project manager. Ha publicato vari saggi in riviste internazionali (tra le altreTransmidia e Ciberlegendaa Rio de Janeiro, Doppiozero e Nuova Prosa a Milano, Blesok a Skopje).

Come autrice di poesie, ha pubblicato tre libri : La camera blu, Pelle, Lui mi ha tirata col filo invisibile ed ora sta per uscire il suo quarto libro. Presente in varie antologie, i suoi testi sono state tradotti  in inglese ed in serbo. Fa parte del gruppo di ricerca Phantom Grenzen presso la Università Humboltd a Berlino. Ama viaggiare.

 

 

 

 

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