La poesia di Is-Ea-Id

agosto 25, 2016 § 3 commenti

grafia

di Vladimir D’Amora

Non vuole, perché non può, proprio comprendere, is-ea-id, come tanti troppi altri, che fare-poesia (La > una:) (qui s’adagia, più che aprirsi…, una specie non di, ma della – tauto-logia… Poiein Poesia: e la poiesis è operazione-con-prodotto: operazione teleologicamente costruente e costruita: ha un telos: un fine esterno > una fine: un compimento: rima col silenzio, ossia col mondo, il poiema: un poema…) è fare finire la parola: mettere la parola nel suo possibile: rischiarla nella impossibilità di una lingua…, e non comunicare e confessare e esprimere: un/il vissuto: ego: un interno nella pubblicazione come esteriorità solo presupposta: pre-esistente… Non può liberare la lingua, is-ea-id, dalla sua neutralità comunicazionale: come tanti troppi altri, non sa non assumere ereditare rilanciare una lingua codificata come poetica e/o lirica e/o post-decadente e/o neo-oggettuale…, meramente utilizzata come medium mezzo per uno scopo di contenuti: per questa o quella opzione tematica… Se, in una poeto-logia, la rosa è la sua idea: il contraccolpo della sua ek-sistenza di dicibilitá, ecco che questa cogenza, questa aderenza senza interpolazione vuoto interna krisis striatura intimo mancamento… screzio, lo presuppongono come l’andareacapo buono a veicolare comunicare trasmettere qualsivoglia contenuto: qualsivoglia oggetto esperienza sentimento opinione… Non può, is-ea-id e i suoi solo apparenti avversari e concorrenti coesistenti, l’etero-telicità poiematica esporla come il rischio stesso della prassi, ossia di una operazione, di una vita sempre autoreferenziata: sempre ricorsivamente giocata nelle e attentata dalle sue, proprie immagini proiezioni: ekstasis da e di schermo. Is-ea-id et alii parlano del e non nel mondo; e lo fanno in versura, ossia nella parvenza che meccanicamente scolasticamente inavvertitamente imparano essere quell’uso della lingua il quale solo avrebbe da essere non rappresentazione mera convocazione del mondo nella parola, per il medium della parola, ma ex-vocazione del mondo con lo strumento della parola: con la parola come il traduce più adatto alla evocazione di mondo: di vita.

Solo che la lingua che la parola della poesia è, non è un medium; e manco però, come invece vogliono i nipotini parricidi, o meno, di Heidegger, un evento di mondo… Nel mondo la poesia non è comunicazione confessione espressione trasmissione di mondo: del mondo (e) della vita; né la forma più con-veniente adatta tradizionalmente cogente neo-adamiticamente divina perché accorciante a zero la distanza, l’eterogeneità di parola e cosa: non è la forma vivente la sua vita come un mondo!

La lingua che la parola della poesia è, non è né evento né medium – ma medio di esposizione… E il medio, in una esposizione di versura, non lo si posiziona all’inizio, a mo’ di programma da eseguire, di valore da in-verare: non è una tesi: thesis: posizione di parola: di idea di parola, di poetica; né una antitesi: una contraddizione: una controparola (con Heidegger eticamente rivisitato, dopo Auschwitz, con Celan…) del mondo… Il poema è uno spazio: una spaziatura, del gioco che il tempo che la parola, nel mondo, impiega a finire: a essere la sua fine: il suo compimento – l’impossibilità di una lingua: la possibilità che una lingua possa pure non eventuarsi… Non è che dopo Auschwitz (ma forse in nome di Auschwitz…) non ci sia parola, sicché la realtà della parola, della poesia nonostante Auschwitz sarebbe la provocazione della vita, della storia, che anche degli schermi si possa, oggi, fare poesia, anche revocando le elucubrazioni dei filosofi e dei teorici e dei moralisti circa l’indicibilità – di una vita: di una vita offesa: di una vita in mancamento di parola: di vita…!

Il medio, e non il medium e né quindi il suo fratello dialettico che è l’Evento, poetico irrompe nella lingua: interrompe la lingua: fa uscire dal mondo della lingua: è l’origine di un mondo di lingua: di un mondo ridotto alla sua lingua: alle sue immagini… Ma questa extraimmaginalità, non la si tocca: in un Evento, più o meno cantato eseguito agito pensato elucubrato interpretato vocalizzato ritmato corporalizzato…, di tangenza: in un contatto di congenericità: di sim-patia: sin-tonia – di magia archeologicamente recuperata a una contemporaneità disastrata tecnicisticamente fantasmaticamente realisticamente derealizzante…

Quello che poeti e maggiormente teorici cattedratici massmediologi dilettanti filosofi opinionisti romanzieri copincollisti più o meno autorizzati riconosciuti dissimulati abili non sanno e possono intendere, è che la parola con pretesa di istituire una iterazione di senso lampeggiante…, la parola-non-pe(n)sante che una poesia è, non può né smemorarsi come realtà in flagranza né attardarsi reificarsi come scena della sua esteriorizzazione pubblicazione commercializzazione diffusione disseminazione utilizzazione: di una scancellazione più e meno tradita e tradotta.

Il contatto che una scrittura esige né richiedendolo né implicandolo né causandolo pro-vocandolo: convocandolo invocandolo, la parola del contatto ne è decreazione… Se a un compito il tempo: una cesura estatica nel e del tempo oggi può acconsentire dotandoCEne – è l’irresponsabilitá della parola: di una immagine di una vita.

Far finire una vita di e in immagine: il corpo che una scrittura come sua origine lascia insorgere, interrompendone le rappresentazioni più e meno derealizzate – è un corpo nel contatto estraneo: schermato. La poesia è la via dall’uscita del contatto: è lieve vacanza di signifier – una metafora bloccata.

Tuttalpiù un inceppo della traducibilità, la sua parodia.

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§ 3 risposte a La poesia di Is-Ea-Id

  • mauro pierno ha detto:

    fortissimo. come se ad ogni passo della scrittura si avesse l’intuizione
    della stessa. mai realizzata. mai effettuata. mi piace. (un forte abbraccio Viola).

    tra l’altro ho soltanto intuito il significato profondo del saggio, che essenzialmente deve rimanere nebuloso, poetico,

    dire e contraddire.

    imbianchiamo parole!

    grazie D’Amora.

  • mauro pierno ha detto:

    L’ha ribloggato su RIDONDANZEe ha commentato:
    ortissimo. come se ad ogni passo della scrittura si avesse l’intuizione
    della stessa. mai realizzata. mai effettuata. mi piace. (un forte abbraccio Viola).

    tra l’altro ho soltanto intuito il significato profondo del saggio, che essenzialmente deve rimanere nebuloso, poetico,

    dire e contraddire.

    imbianchiamo parole!

    grazie D’Amora.

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