fantasmi,spettri,schermi, avatar e altri sogni-Claudia Zironi

agosto 23, 2016 § 10 commenti

copetina zironi

Un libro affollato questa terza  raccolta di Claudia Zironi,   sin dal titolo  – “fantasmi, spettri, schermi, avatar e altri sogni” Marco Saya 2016 – che ne  sottolinea l’ambizione fenomenologica della scrittura, strutturando la propria voce,  essenzialmente lirica,  in un ordito di apparizioni, visioni, tassonomie di “fantasmata” al limite tra una concreta realtà materica  e una  virtuale di flussi elettronici e nessi sinaptici.   Di fatto ad essere catalogate nelle numerose sezioni dell’opera sono soprattutto le passioni, proprie e altrui, in un continuum di dèmoni, privati e non, che trapassano dalla paura all’eros, dalla poesia al social network, per ricongiungersi nella ripresa finale del mito platonico della caverna. L’attenzione evidente di  Zironi  per i profili strutturali dell’opera, con inserti semi-prosastici che si pongono quasi da abstract all’inizio delle singole partizioni, riesce a costruire  un coeso canzoniere,  a rischio tuttavia  di figurazioni tradizionali o, per usare un verso della stessa autrice, di una lingua troppo  usata ( si vedano vertigine del passo,  brina che si sciolga, il clangore del metallo nonché i ricorrenti gabbiani), quando non giocate su  echi neo-decadenti  (cenere indenne dall’urna funeraria(ché già sento il freddo come un bacio/passato dove, irride, sul blocco/anche di marmo del sagrato).  L’anaforico, reiterato, ricorso in molti  testi a un tu interlocutorio (di volta in volta amante, figlio,  vittima innocente) testimonia inoltre un’ansia di rapporto, di comunicazione,  dentro/oltre lo “schermo” del verso e della parola lirica, deponendo –  al di là del dichiarato tentativo di riflessione sulle ibridazioni della mimesis nella società contemporanea – per una propensione a una poesia “confessionale”  che, avvalendosi  di uno strumentario tutto interno alle sonorità e alla prosodia lirica novecentesca, raggiunge  i risultati migliori nei testi più misurati e secchi.

Testi

 

con la mano nella tua mano

contavamo le formiche

risalire un tronco morto

in un tempo lunghissimo

che non abbiamo avuto

———————

padri nostri che state in terra

non vi perdoneremo il seme

non avremo compassione

che di noi stessi, per gli specchi

che a vostra immagine

avete generato. dalla terra

apprenderemo un abbraccio

quando dei vermi sapremo

la regola dell’esistenza.

dateci oggi un gesto insano

a chi è terra nel silenzio

mentre tutto ride, intorno.

………………

almeno l’essere alberi, almeno

mancare di colore, risplendere di luglio

avvinghiati nella terra come forme

giovani d’argilla, riconoscersi nel vero

profondo accordo interno delle fronde.

almeno uno stormire unisono di corpi

duri e dolci, protesi al vento, almeno

una vegetale essenza, una lunga vite

di agili colline.

………………

c’è stato un tempo che credevo

di conoscere tutti i bambini del mondo

mi facevano paura

così crudeli sempre in procinto

di volare via

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§ 10 risposte a fantasmi,spettri,schermi, avatar e altri sogni-Claudia Zironi

  • claudiazironi ha detto:

    Gentile Viola Amarelli,

    desidero ringraziarti, innanzi tutto, per il tempo e lo spazio che hai dedicato al mio libro.

    Estendo un poco la lunghezza del mio commento perché nel tuo evidenziare senza indulgenza alcuni aspetti della mia scrittura e al contempo mostrando un approccio paternalistico alla critica, mi inviti a un dialogo aperto che desidero cogliere per fornire qualche annotazione sul mio lavoro.

    Conosco le “problematiche” relative alla mia scrittura che tu hai analiticamente evidenziato e che, però, io non considero “problematiche” ma stazioni evolutive. La modalità di scrittura utilizzata in FSSAAS (lavoro iniziato in autunno 2014 e compiuto a dicembre 2015) ora già non mi appartiene più, tuttavia rivendico una coerenza d’opera a prescindere dal sentiero artistico che sto percorrendo.
    Apprezzo e stimo molto quello che tu ed altri state facendo con la poesia, in particolare mi riferisco a D’Amora e alla sua “scuola”, ma non considero la VOSTRA la mia strada.
    Io parto dal presupposto che il novecento si sia già superato da sé – e non solo poeticamente e linguisticamente parlando, e non di certo in senso solo positivo. Volenti o nolenti siamo tutti ormai immersi nell’epoca degli schermi totalizzanti e della pubblicità, delle connessioni veloci, della mercificazione come valore, del modello occidentale giunto alla decadenza e dunque violento nel suo imporre i propri ultimi spasimi di vita, della grande rivoluzione tecnologica e informatica.
    Il metodo stesso di scrittura è cambiato – esemplifico: copia/incolla, pittografia, ipertesto, iconografia e musica commiste alla scrittura, ecc – e, cambiando e il metodo e il contesto, non può non cambiare il pensiero del poetico.
    Dunque la mia esplorazione del lato materico e lirico della composizione, con una precisa funzione evocativa della parola, l’impiego anche di “lingua usata” che non è esausta, a mio parere, bensi’ occorrente a evidenziare uno stato di cose che viene poi rivoluzionato da un nuovo sguardo/moto espressivo creando un momento di crisi – di scissione – in chi ci si era sentito rassicurato, non li definirei novecenteschi.
    Mi e’ sempre riuscito anche troppo facile asciugare il verso, questa tendenza al minimalismo è il vero retaggio che mi porto dal novecento, ora desidero baloccarmi con il “troppo” e il “gia’ detto/ gia’ fatto” non per trovare ancora nuove vie ma per capire quali tra le tante siano artisticamente praticabili.
    Faccio notare che il ricorso a un “tu”, anche anaforico, per attrarre e far gravitare il lettore attorno a un nucleo di complicità e di empatia (che nel mio precedente Eros e Polis era una prima persona finalizzata a evocare un certo voyeurismo) non implica alcuna ansia di rapporto da parte mia e nessuna propoensione confessionale in senso reale ma piuttosto in senso realistico (del resto lo “stile confessional” ha i suoi corsi e ricorsi e ora va molto di moda, praticato anche da alcuni sperimentalisti). La scritttura è scrittura e come tale, in qualsiasi sua forma, ad esclusione del diario nel cassetto della quindicenne, è costruzione di saggio o di finzione.

    Colgo l’occasione per complimentarmi per la tua silloge inedita “Fantasmata”, in prose e versi, parzialmente apparsa su un blog il giorno stesso in cui hai pubblicato questa nota di lettura al mio “Fantasmi…”. Ho avuto il piacere di leggerla, incuriosita soprattutto dal titolo, e l’ho trovata molto coerente con la tua idea di poesia, totalmente scevra di lirica e di pathos, distante dalla lingua comune e da ogni possibilità di comprensione da parte del lettore, costruitissima in modo da non lasciare adito al sospetto che abbia alcuna provenienza intimista o confessionale.

    Un caro saluto.
    C

  • viomarelli ha detto:

    cara Claudia, non comprendo del tuo intervento la connessione tra le trasformazione indotte dagli schermi, dalla “grande rivoluzione tecnologica e informatica” e il tentativo di rivitalizzare la “lingua troppo usata”, se non nel senso di rilanciare , come mi sembra tuo intendimento, un “nuovo moto/sguardo espressivo”, cosa che a mio avviso non si percepisce purtroppo nel tuo lavoro, mentre ad esempio è molto presente in D’Amora (cui se non erro è dedicato il tuo libro e di cui hai accettato la postfazione), che, per quanto da me stimato, sicuramente non è vicino alla mia di scrittura…)); Per il resto non posso che augurarti di trovare la tua strada, e ringraziarti della lettura dei miei inediti, che – ti confermo – sono sì totalmente scevri di lirica.
    Circa la possibilità di comprensione del lettore, lasciamola allo stesso,senza confondere i propri di desiderata con quelli dell’universo mondo, ciao e buon prosieguo

  • claudiazironi ha detto:

    Mi stupisce, Viola, che tu non intenda la connessione tra la rivoluzione tecno-socio-politico-sistemica in corso e lo strappo diacronico (linguistico) conseguente. Fattelo spiegare da D’Amora eventualmente che è più chiaro e argomentativo di me.
    D’Amora e’ un GENIO ARTISTICO ASSOLUTO, la cui scrittura non e’ certo vicina alla tua poesia se non nell’anelito (tuo) o compimento (suo) di prendere le distanze dal senso semantico e sintattico – che in lui accade tramite operazioni e con risultati straordinari di destrutturazione e ristrutturazione linguistica. Ho, certo, accettato la sua postfazione perche’ e’ uno dei pochissimi, oggi, che possono permettersi di guardare ogni altrui produzione dall’alto al basso. Nella postfazione, oltre alle critiche non di sicuro velate, avevo letto anche un affettuoso augurio e questo pure me l’ha fatta accettare di buon grado, pur intravedendo la possibilità che tale postfazione fosse veicolo di pregiudizio da parte dei suoi “seguaci”. In ogni caso il libro è nato grazie a uno stretto e lungo rapporto che ho avuto con lui e la dedica è dovuta e sentita.
    Per concludere, io non sono una critica ma una lettrice, dunque della schiera di coloro che possono esprimere una desiderata nei confronti dei testi che si trovano davanti, e anche nei confronti degli “interventi critici” che dovrebbero guidarli. Mi auguro, per te e per il caro amico Elio che ti ha pubblicato, che ci siano tanti lettori con desiderata diversi dai miei.
    Cari saluti.

  • Vova ha detto:

    Qui siamo siete sono – allo schermo: ma – allo schermo… Ergo c’è da prendere senso luogo segno di schermo dallo schermo nella provocazione di parola – di poesia, e da: Poésia.
    Perché?
    Perché ne va di Limite, che è una forma della vita posteriore – posteriore al ninfale: che fu – vita-essenzialmemte-storica… Come blocca: in quale baleno lascia abbandonata la vita storica, Poésia?
    Si tratta di una provocazione, di un appello convocante quale dote: quale fondo quale tradizione quali automatismi… – e stilemi e retoriche e posture e inneschi onto-metafisico-linguistici? Riusciamo a farci gesti: a sostenere e esporci per SCHERMO, o sia: per TEMPO?

    (Chiesero a Limite di non contenersi tra la differenza e l’identità: chiesero a Limite, glielo chiesero da un limite-esterno, di non limitarsi al movimento dall’amicizia alla contesa (empodoclee): dalla notte al giorno (eraclitei): dalla versura all’aprire per prosa (danteschi): dalla lingua offesa alla contro – parola (celaniani): dalla possibilità intellettuale e reale alla possibilità dialettico-speculativa e possibile…: dalla quadratura temporale locativa alla cubatura dello spazio di contatto… Ma, poi, gli chiedevano tangenze: ammiccamenti: dilettantismi consapevoli: decisioni di percorsi… vitali!
    Chiedevano a Limite, di posizionare porzioni ossimoriche e variare decentramenti straniamenti annullamenti; e Limite pativa Stasi: l’impossibilità di bloccare nell’Ostacolo: nel Contraccolpo: nel Controbalzo: nello Schermo il suo movimento: Limite allo schermo non sa della storicità (e) di-una-vita: del movimento nominare cantare versare Stasi alla sua uscita… Limite per Schermo non può respirare un Ritmo di Immagine… Limite si faceva chiamare Poésia, ancora.)

    • claudiazironi ha detto:

      Grazie Vladimir per questo tuo intervento diretto che ci richiama indietro dalla vanita’ e vacuita’ di certe discussioni “allo schermo”. Ti sono grata di un richiamo super partes (ma da te avremmo potuto forse aspettarci qualcosa di meno elusivo?) che ci riporta alla realtà della riflessione linguistica e poetica che e’ cio’ che solo conta. Se “ne va di Limite” ne va di Poésia (ancora).

      “Vetro o specchio? Qual è l’insorto limite, l’insostenibile confine che dovremmo varcare per ritrovare un nuovo giorno di santità condivisa? Per aprirci gli occhi in una strabiliante danza di luce irriflessa? Palmo contro palmo in irrilevante fredda separazione di materia.”

  • […] della rivista Versante Ripido: alle 20:30 potrete partecipare infatti alla presentazione del libro Fantasmi, spettri, schermi, avatar e altri sogni di Claudia Zironi. L’introduzione sarà curata da Francesca Del Moro e la serata sarà […]

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