φαντάσματα

aprile 2, 2016 § Lascia un commento

Miro.4

naviga, nevica,

sul mare? aurora boreale

 

l’illusionismo il magico, la voglia di

 

da fuori molto,

tutto, normale

——————


narrazioni

– di cosa parlano?
– al dunque, niente.

sorda sirena

I.

s’avvoltola,
un ego di muschiato marcescente,
sempre a sé uguale
povero sciocco inconsistente

II.

una piccola nausea, vomita parole, non sta meglio .una piccola ferita, invisibile a tutti, emorragia costante, avvelena, marcisce, investe i giorni. cancella il cuore. nasconderla, tacerla. vomitare sorridendo, nessuno veda. nessuno sia. il sangue. una giostra stranota. una nausea, costante. non c’è fine. forse l’inizio, ad andare indietro, cauterizzando cauta, sé. il mondo sviene.

III.

La nenia lenta della foglia alla terra,
di goccia all’acqua, di fuoco fiamme a brace//e poi all’ inverso daccapo e viceversa//

la vecchia nenia per consolare i nuovi//

è solo vento//vento e spazio immenso

IV.

Nell’ambito//nel novero
dei morti
la graduatoria orizzontale
a pira a fossi
m’accosto, la tocco

tra breve la terra già grassa
di sotto il sordo del magma
che preme, che cerca
l’osmosi continua, intrauterina.

l’odore, delle erbe. non dei fiori.

V.

un fiammingo svanire
nitido e terso, vecchio.

un giorno, girandoti, l’hai detto
-chissà quante altre volte siamo morti-

——————

narratrice

I.

sfilo ordure,

                                         l’orda lorda

 

disordinare l’ordine

come nell’ordalia che l’odalisca morbida

                                          combatte al fresco,

acqua,

foglie di verde

                                         impasta spezie e spazi, spazzola

l’origine filtrando

si defila

 

II.

è il culmine, toccato va al nadir

conchiuso l’orto e

il gioco

perso, splendidamente langue

nell’arrocco

 

III.

da qualche parte, in qualche tempo, qualcuno

 

IV.

il conto , infinitesimale, del

macellaio

   ——————

dèmoni

 

Nessuno mai si impadronì di me
salvo i miei demoni
oscuri e privatissimi,
le lunghe sigarette
prima, prima
prima che scoprissero
la rima.

I.

vi vedo dietro il vetro,

non vi tocco, un lucido delirio

l’urlo muto, pesci:

chi è il morto.

morto morto morto
fare il morto sull’acqua
vivo
passa il sale

sale le scale avvolge il suono

emette e squaglia

gioia
per poco

siate siate gioiosi

l’intento tenace

non s’ulcera più

lo sbrego, diruto

 

l’io spiritato,

arso, scomparso

 

il truciolo sbriciola

novo, un tarlo suicida per fame

la vittima  in progress

(il prezzo, alto/basso)

 

Spett.li
Come già
Nel rimarcare
Non si ha modo
Riscontro
Saluti saluti saluti
Molto vi piango

per gli affollati démoni che siamo

amplifica: miriadi di voci

 

II.

                                                                       alla marina le carte son segnate

basoli divelti,  buche,

baracche triste,

si va, vorrebbe, in corsa

entrare, uscire, cocchi

 

mozzoni di palazzi

set di bombardamenti

un brulichio sconvolto

grigio giallastro sporco

 

al sole, all’aria, al mare

mura a moli invisibili

odore chiazze di nafta

belle mbriane sfatte

 

si  va, vorrebbe, in  corsa

l’aditus, collo senz’utero,

lontano si sfilaccia Pusilleco addorosa

un’altra, stessa, cosa

 

l’incuria della furia, slabbrata cicatrice

fantasmi di carrozze in fila al Miglio d’oro

 

le senti, che frusciano, le

anime  perse –  divelte

 

era di fiori il seme che non colsi

allora e adesso un seme che non gioco

 

III.

il pasto nudo, il nudo e il morto

brueghel, giovane e vecchio

bocca sdentata, vagina risorta

annaspano al trionfo i démoni in persona

malincholia  la verità nel fuggifuggi, o della calca,

la realtà  scolora, smuta  riversa esiste

 

colpa – si dice – dei carboidrati a crudo

 

anime squiete, anime ammiccanti

abbiate pace, abbiate pena, piena

 

dissolvenza

nuvola diventa pioggia-asciuga

nuda.

 

IV.

ci smontano – ponteggi

abbracciamo

davanti

dentro

solai, volte a botti

enfi volti di botte

piange

 

smette

saltato il contatore, l’acquedotto

aspettano impazienti

i fontanari istituzionali,

diventano pazienti

prima le centraline amiche,

i nemici si arrangino

peggio per i neutrali

indifferenti

 

la storia è un’apocalissi già passata

 

saldi e flessuosi incastelliamo

sabbia, verso l’aria de

 

pura.

——————

 

φαντάσματα

 

i cancelli color perla e cobalto
con rami teste di cervo
piove una pioggia limpida e sottile
entra – chi allontanò i cani?
la bambina selvatica s’arrampica sulle grondaie, lungo il tetto
muta
questa era una casa
di sale e vuoto e polvere
nessuno la ha abitata
non ci fu tempo né  –  dicono  – fortuna

 

I.

frusciano petali

scoppiano boccioli

trema il piacere

erba

filigrana

 

II.

migrano gru

popoli, millenni

il cuore no, quello – il mio

scompare

 

III.

cade il silenzio,

il padiglione spento

accendo la lucerna

inverno

 

IV.

invecchio
cresco figli
tu sempre giovane
nei giorni pochi che restano

l’ombra del lago dove ci specchiammo.

V.

la canna di bambù piegata

tel quel, identica

la curva e la postura,

l’indistinto fruscio della palude.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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