dietro il tornante

febbraio 25, 2015 § 2 commenti

tronante

primo pomeriggio, la strada di montagna, dietro un tornante, sto attento, anche se è una strada dove, so, non passa mai nessuno. o quasi. dietro un tornante, stesa, al bordo, il ciglio della strada, c’è un corpo. vado veloce. un cane investito poverello, penso. ma dentro l’occhio, dietro il tornante, cè una gamba. piccola ma gamba, e una scarpa. inchiodo il 4×4. impreco. sono in ritardo. in eterno ritardo, prendo troppi impegni. adesso il problema è trovare un pezzo di strada dove parcheggiare. la fortuna di avere una jeep piccola. vecchia e piccola. per il lavoro è la cosa migliore. chiudo. torno indietro, al dopo tornante. forse ho visto male. invece è una gamba. una bambina. cristo. bestemmio. non lo faccio da secoli. la cosa migliore è chiamare la polizia. che ci fa una bambina accasciata su un tornante lontano chilometri e chilometri da ogni paese? mi avvicino, ha le braccia sulla testa, a ripararla. forse si è solo sentita male. mi chino. respira. ora respiro anch’io. “stai bene? stai bene?” ha gli occhi chiusi. non risponde. sì, i carabinieri, l’autoambulanza, i pompieri. qualcuno che sappia cosa fare, col sangue che è già rappreso, per terra, un filo scuro sotto la gamba. si sarà rotta qualcosa. provo a chiamare. il cellulare non prende. con tutti i tornanti, cristo. ribestemmio. cosa posso fare. sento un lamento. allora è proprio viva. ancora. “non aver paura, ora andiamo in ospedale”. altro lamento. un lentissimo dolore. mi raggelo. corro alla jeep. torno. è ancora lì devo far qualcosa, portarla giù, provarci. e se spostandola aggravo? ma lasciarla qui sola non è possibile. nei film è diverso. arrivano gli elicotteri, le barelle. prendo un telo, lo stendo sui sedili posteriori. provo a sollevarla piano, pianissimo. signore fa che non sia grave. signore, aiutami, non apre gli occhi. continua a lamentarsi. non pesa niente. avrà sì e no otto anni. sembra disidratata, un po’ di acqua in faccia non può farle male. scendo. pianissimo. lei è coricata dietro. tre tornanti, quattro. mi rifermo. ora il cellulare prende. chiamo l’autoambulanza. dove sono? spiegali i tornanti. le curve. le montagne. c’è una bambina ferita, sta malissimo “lei chi è”. un passante. mi chiamo mi chiamo” “rimanga lì’.” “sì sì ma fate presto, ho paura stia peggiorando, ansima. respira male. ho paura.” un lamento. un nome. papà. sì, sono qua. le stringe la mano, freddissima, ma respira respira. riccioli neri. s’è tagliata a uno zigomo. bestie. bestie. prometto di. prometto di non fare del male. prometto di migliorare. prometto. prometto. arrivano. dopo millenni. dio mio. mio dio. ora va meglio. qualcuno che saprà cosa fare. venga con noi. andiamo andiamo. un attacco di panico. è stato questo. ora non ha più paura. si salverà, ho guidato piano, pianissimo per non sballottarla. si calmi. si calmi. vomita. una bambina. papà. “è stato bravo”, gli dicono gli infermieri. molto. per niente. “dove l’ha trovata?” chiedono i carabinieri finalmente arrivati-“vengo con voi. dietro un tornante. ma non c’era un bosco.” “venga con noi si calmi, si calmi.” ammutolisce. rimane muto anche al processo. davvero. lui ricorda solo il tornante. e la gamba. non può. non può essere lui. prometto. prometto. sua figlia – è viva. che altro conta?

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