Un quarto della parola – Corrado Costa

febbraio 3, 2015 § 3 commenti

costa

Ci spetta solo un quarto della parola.Ci spetta solo una parte, la quarta. Cosa si intende per una parte della parola  è detto al verso 45 (RG Veda, I):

la parola è misurata in quattro quarti

TRE non si mettono in moto

(non si sottopongono a sforzo)

non li fanno agire!

il QUARTO della parola è parlato dagli uomini,

I tre quarti della parola si possono solo pensare

 

“Pensandoli egli li contempla” (M. Eckhart)

 

Il poeta parla usando solo il quarto della parola che spetta all’uomo, ma parla per muovere, agire, sottoporre a sforzo

i tre quarti della parola che si possono pensare.

 

SI DICE CHE

Si dice che i rimanenti tre quarti furono dati ali animali, agli uccelli, agli insetti. Così si legge (Satapatha-Brahmana, IV, I, 3, 16) e ancora oggi, continuamente, noi vediamo i sommi sacerdoti, che imitano il verso dell’avvoltoio,il muggito del bue, o il ronzio dell’ape.

Alcuni si alzano al mattino e imitano con voce di petto il verso del leone, altri al pomeriggio, di soprassalto, fanno la voce dell’oca e alla sera, con voce di testa, corrono per il cortile gettando grida di pavone.

Questo è il mestiere di sacerdoti e di preti, per i loro bassi riti liturgici eseguono inni scritti per essere eseguiti con voce di rana o con muggito di toro in calore.Ho sentito – a Roma – nel tempio mitriaco un coro di misti, durante le sette fasi dell’iniziazione, comunicare con gli dei stormendo come la chioma di un albero.

E questo è l’insegnamento: canterai con la voce del falco l’inno adAgni e con la voce dell’airone l’inno per i canti Brhaspati.

Questo vuol dire che:

rinunci alla tua parola, raccogli il terzo della parola che è stato dato agli uccelli e fingi, fai finta di cantare la lingua degli uccelli e ancora una volta il quarto della parola è parlato e i tre quarti non si mettono in movimento.

Queso anche se tenti un rapporto sostitutivo, con suoni ad altezza fissa, all’imitazione dell’animale:

RE è la misura del suono del grido del/la    PAVONE

MI         ”                      ”                ”                      TORO

FA         ”                      ”                ”                      CAPRA

SOL      ”                      ”                ”                       GRU

LA         ”                      ”                ”                       UCCELLO

SI          ”                      ”                ”                       CAVALLO

DO       ”                      ”                ”                        ELEFANTE

                                                                                 (naradasiksa)

La poesia non canta. Cantare significa porre un cantico di lode al centro dell’atto cultuale, ornarsi come un sacerdote, vibrare verso il basso,cospargersi il petto di geroglifici, IMITARE, formulare riti e ritualizzare formule, cercare un animale preferito,urlare come lui, ingannare. Allora è preferibile tacere,finalmente vivere il puro atteggiamento iconoclastico, che dice (Eckhart):

essi tacquero per timore

di mentire

perché anche se tu avessi trovatoche RE/FA/DO è la misura del suono del grido di KING KONG,

il grido di king kong

non scalfisce in alcun modo la sostanza

sonora della parola.

Anche il grido dell’animale è un quarto della parola e allora, anche se fosse, parola umana e musica sono i due quarti della parola.

Cosa cerchi? Cosa c’è da gridare come un babbuino o gemere come un merlo, ruotare come un prete attorno alla melodia? Solo per spiegare  questo è stato scritto “il canto notturno di un pesce”: dì che lo cantino all’alleluja la notte di natale.

La poesia non canta. Non è vero che questa sia la divisione della parola:

                               1/4   UCCELLI

                               1/4   UOMINI

                               1/4   ANIMALI

                              1/4    INSETTI

una parte della parola è nella bocca dell’uomo, gli altri tre quarti sono nella sua contemplazione, pensandogli, egli:

                            LI CONTEMPLA!

 

La poesia non è canto. Perché la parola non s’incarna, com vorrebbero tutti questi falsi e veri sacerdoti tardognostici, che ci circondano e ci assordano con i loro cori, calando dall’alto, prima vibrata sulle ali poi colata nella bocca dell’uomo, poi grufolata nel grifo dei maiali e infine smarrita nel bisbiglio degli insetti.Il canto è l’oscura vibrazione dell’inorganico.

In Spagna canto vuol dire

 

PIETRA  E CANTO

 

il canto è nella pietra, nelle oscure radici, le pietre che cantano cantano l’oscura storia dei morti.  Per qeusto i preti cantano, con la testa verso il basso, le chitarre, i metalli, le corde, le ruote del carro cantano.

Il canto sale dal basso.

La luminosa sostanza della parola non canta.

Perché la poesia non si fa con la sabbia, con gli impasti, con lo stucco, con la terracotta, con il legno, con la pietra, con il metallo, tiene lontano gli strumenti d legno e di metallo, il tamburo che tendeoce una opaca pelle, i legni della croce che tendono la pelle umana! Tutto ciò che dà suoni di diversa durata, la musica che cerca di salire verso la materia organica, verso la bocca dell’uomo o il grido degli uccelli.

La  poesia si fa solo con il quarto della parola usato nella motiplicazione della comunicazione.

Se imiti la pietra, la tua voce sarà simile al tuonounque può il minimo ronzio vivente.

Ma se imiti la pietra, la tua vita, la tua poesia sarà simile ad una statua.

 

estatua antigua.

 

estantigua, il morto che ritorna. La voce dell’imitazione, la voce della musica, è sepolta nella pietra, nel canto. E’ la

voce di un fantasma anche se imiti l’ape. Anche se imiti la voce di una statua di pietra

 

una statua di pietra percorre la letteratura.

 

 

(testo pubblicato ne “Il piccolo Hans”, n. 25, 1980)

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