da “I frutteti di Sion” – Geoffrey Hill

novembre 11, 2014 § 4 commenti

hill

XLV

 

Ascoltate, Meister Echkart è qui, pronto
e ansioso di dirci le sue grandi notizie:
che cogliemmo bene il grido
rivelatore dalla giostra; che c’è una presenza
divina nella penuria; che sì, amavamo
i luminosi Harry Heine e Frank O’Hara
più che come attrazioni passeggere quando
Io passo era lo slogan e loro inauditi;
che i residui pesanti da amore facile
ci lasciano senza fiato. Entrambi, voi ed io
che preghiamo con i devots pratichiamo anche
ogni trucco nel libro; i nostri nuziali
sono interamente di spirito. Il topos
del tutto è gratitudine. Abbiamo testimoniato
la suspence finale di Duino e la sua consumazione.
Aspettate, non ho finito. Una radicale
alterità, come è chiamata, risponde
alle sue proprie voci: che deve esserci
lingua, rituali, matrimoni, e prime notti nuziali
e nastri che veloci scorrono avanti, si arrestano e tornano indietro;
che anche ora c’è il biancospino, questo cespuglio
gravido di profumo selvatico e macchia di sesso;
che ci sono uomini e donne, destini
intrecciati; e morire, e resurrezione.

 

(trad. A. Perelli)

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