La morte – Gregory Bateson

giugno 18, 2014 § 3 commenti

bateson

E da ultimo c’è la morte. È comprensibile che in una civiltà che separa la mente dal corpo, si debba o cercare di dimenticare la morte o costruire mitologie sulla sopravvivenza della mente trascendente. Ma se la mente è immanente non solo nei canali d’informazione ubicati dentro il corpo, ma anche nei canali esterni, allora la morte assume un aspetto diverso. Il ganglio individuale di canali che io chiamo ‘me’ non è più così prezioso perché quel ganglio è solo una parte di una mente più vasta.
Le idee che sembravano essere me possono anche diventare immanenti in voi. Possano esse sopravvivere, se sono vere.

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§ 3 risposte a La morte – Gregory Bateson

  • natàlia castaldi ha detto:

    da una vecchia stesura ancora in lavorazione….

    l’elogio dell’incompiuto

    La vita è l’elogio dell’incompiuto, niente più della vita conosce ogni irrisolto e plausibile risvolto della sua stessa esistenza. L’unica compiutezza della vita sta nel suo esatto contrario, quello di cui non abbiamo diretta esperienza e che ci risulta comprensibile solo come suo opposto, ossia non-vita, dunque morte; ma pure dinanzi a quest’ultima possibilità, quale causa, effetto e conseguenza dell’esistenza stessa, non c’è vita che possa dirsi realmente compiuta, finita; giacché è il concetto stesso di finitezza che non ha alcun riscontro nel nostro stato di appartenenza microscopica ad un insieme infinito, inconcluso, irrisolto nel suo equilibrio di incommensurabile ed incomprensibile compiutezza.
    Si potrebbe obiettare che il passaggio della vita nel suo contrario segni la fine, quindi la conclusione dell’esistenza, e in un certo senso una simile affermazione pare avere un logico e tangibile riscontro: un corpo vivo agisce, un corpo morto cessa di partecipare all’azione; pur tuttavia, nonostante l’esistenza abbia una sua biologica fine, nel suo svolgimento non fa altro che mettere in moto un ventaglio di concatenazioni tra causa ed effetto, che nel metterne in luce l’aspetto della reiterazione a catena e della continua sospensione, rivela una quantità di implicazioni irrisolte che ne determinano la sua effettiva non-fine in aree recondite e non sperimentabili di spazio e di tempo, che continueranno la loro funzione determinante nel concatenarsi di altre cause e altri effetti sull’esistenza del singolo e su quella delle esistenze che per causa ed effetto si ritrovino nelle medesime aree spazio-temporali. La serie delle concatenazioni esistenziali ha un raggio d’azione talmente vasto da potersi considerare l’unicum delle esistenze in un’unica irrisolta, eterna, inconclusa pulsione vitale ed esistenziale.
    […]

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