Caldo estivo – Jorie Graham

aprile 16, 2014 § Lascia un commento

grahamCaldo estivo, il primo di prima

mat­tina. S’attenua il tono del

grido – umano – lanciato

in due parole dall’operaio sulla strada

che posi­ziona la lunga trave sulla

catena men­tre chiama chi mano­vra la car­ru­cola al

set­timo piano. Un

richiamo. Si sentono!

Per­fet­ta­mente! Men­tre il caldo secco, le foglie grasse, ingros­sano il bordo, l’asfalto

si scalda, & s’aggiunge il silenzio

all’espansione, & in esso sin­gole grida d’uccelli

di tanto in tanto inse­rite, &

tutto forma un cer­chioda cui esce irro­bu­stito il suono senza disper­sione o dilatazione,

bambù fria­bile, &

sale lassù come una cosa

lan­ciata senza alte­ra­zione di peso o segno d’una

scon­fitta

della gra­vità, come se ora lo spa­zio fosse ridotto dall’estate in una non-interferenza. Va su, il

grido, su fino

in vetta, udi­bile e inva­riato, così all’uomo non serve

nem­meno alzare la voce per essere sentito,

la secca aria calda libera di lasciarlo pas­sare senza

per­dere

nulla di sé lungo

la sua via…

Allungo il passo e improv­vi­sa­mente noto que­sto: arriva l’estate, è arri­vata, sta arri­vando. Gli uccelli

cre­scono meno delle foglie anche se pigo­lano, si tuf­fano, ad arco.

Si sente un richiamo oltre l’alto recinto d’un invi­si­bile vicino al figlio

con tutto il suo senso segreto e anche il figlio

Lo sente. Poi si sente nel silen­zio il grande

desi­de­rio d’approvazione

e amore

che l’estate trat­tiene nell’aria, e l’umidità tutta dis­solta, una cosa gal­leg­giante su una fragile

ma per­fetta punta di stecco. Su cui la luce sem­bra oscurarsi

eppure risplende. Per favore, dice. Ma non con l’avida urgenza della

Pri­ma­vera! Qua­lun­que cosa acca­da­dice l’estate. Aroma in mezzo che io trat­terrò e respirerò.Il

futuro è un eccesso che non

assa­poro, no, qui, non c’è nulla da enu­me­rare, no,

è un mera­vi­glioso rigon­fiarsi, nes­suna emo­zione, come non c’è emo­zione in que­sto amore, neanche

memo­ria – l’abbiamo tutto, ora, & tutto

quel che è mai esi­stito siamo

noi, ora, quell’uomo che regge il lato destro del trave e dice vai dalla sua

posta­zione da cui

la parola e il

metallo

sal­gono, non c’è errore, il minuto cade esatto e inof­fen­sivo, intimo, ricolmo,

senza pro –

veni­nenza – forse esplo­dendo di nostal­gia ma

matu­rando così in fretta senza aumentare

affatto, & cosa

è la strut­tura della libertà se non que­sto, & la gra­zia, & la poli­tica del tempo – guarda a sud, guarda

a nord – sì – est ovest scrivi spe­ranza sintetizza

eccedi guarda guarda ancora tieni duro allega spe­cula lasciati andare rico­no­sci dimentica –

ter­ri­bile getto – squar­cio – di

forma di

ester­na­zione, & è tuo diritto essere così intrat­te­nuto, & se inizi a

sen­tire che è fame questo

splen­dore, a sen­tire il caldo flut­tuare & dire

il mio

nome è giorno, del giorno, nel giorno, non voglio nulla per

ritor­nare, mai più, & que­ste parole sono mie, non c’è angelo a

lot­tare, non c’è nes­sun inter –

media­rio, un cosa ti devo

dire, non hai biso­gno di esi­stenza, que­ste parole, siano lodate, pos­sono per ora essere

pro­nun­ciate. Sono l’estate. Ascoltale.

(trad. Antonella Francini)

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