Criceti

marzo 24, 2014 § 1 Commento

criceti

Dal corpus poetico alla poesia corporea, non più metafora men che meno allegoresi, rimpianto di un concreto man mano che si trapianta, modellizza, tatua e nel frattempo si squaglia
in bit, in selfie, nell’iconico, nelle morti in dirette o centellinate nei gruppi virtuali, non più materia femminea, natura seppellita da esplodere-collassare in parola, ma dolori verissimi o sceneggiatissimi, fa lo stesso, come ben sanno anche i maschi – gli autori liberati dagli anabolizzanti, pompati da palestre, maratone, meditazioni di vari gradi livello
le gole, le vertebre,i conati, le ossa lancinanti, i testi, le lingue per fissare-fermare la carne, il sangue, la glassa di glucidi e grasso gelatinoso al microscopio, replicanti perturbati
scadenze veloci, sempre più veloci, il fantasma,
più che l’arto, tutto il corpo fantasma,
la paura di perderlo
il problema di abitarlo.
La letteratura è spesso un evocar fantasmi. o noi criceti in tondo nelle gabbie.

 

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