Terre lontane – Czeslaw Milosz

settembre 9, 2013 § Lascia un commento

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Vorresti sapere come si sta in vecchiaia?

Certo è che di questo paese si sa poco

Fin quando noi stessi non arriveremo là, senza diritto di ritorno.

1. Mi guardavo intorno. Potevo capire

Che questo accadesse agli altri, ma perché a me?

Che cosa ho in comune con loro? Solcati di rughe, grigi,

Si trascinano con un bastone, nessuno li aspetta.

Forse così mi vede una ragazza,

Ma io allo specchio mi vedo diverso.

2. Non c’è pace. Trascinato senza il mio consenso,

Con la paura che presto mi lascerà

Proprio lui, che mi vestiva il mondo di colori,

Dava vigore ai muscoli e mi suggeriva le parole.

Mai prima Eros era stato tanto prepotente in me

E il mondo dei giovani eterno.

3. Mi fa ridere tutto questo mio morire.

Debolezze nelle gambe, palpitazioni di cuore, difficoltà nelle salite.

Io accanto al mio corpo capriccioso.

Come in un nido in cima alla montagna nella chiarezza della mente.

E tuttavia umiliato dall’asma

E sconfitto per la perdita di denti e capelli.

4. Sono diventato saggio, assaporo il vino invecchiato,

La verità sugli altri e la verità se me stesso.

Un tempo disperavo, ma non valeva la pena.

E che importa se mi sentivo incerto e inabile.

Nel bene e nel male la vita si è avvertita

E tutti ci siamo trovati nel giardino del perdono.

5. Non vorrei tornare giovane, anche se ne sono geloso.

I giovani neanche sanno quanto sono felici.

Dovrebbero salutare con inno il sorgere del solo

E comporre ogni giorno un cantico dei cantici.

Ma non potrei sfuggire da me stesso,

Sarei comunque intrecciato tra il mio destino e i miei geni.

È un bene che tale miseria accada una volta sola.

6. “Mezza vita avrei dato,

Perché si realizzasse quanto prima avevo domandato”.

Alla fine tutto si compie lasciandoci una penosa amarezza.

O gente mortale, non chiedete! Perché sarete comunque esauditi.

7. Visito le terre che non ho ancora conosciuto

Di cui non si parla neppure nei testi dei dotti.

Un albero millenario pare vecchio di un solo giorno.

Una farfalla in un attimo si fissa nell’aria per l’eternità.

Una ragazza romana appare e scompare nell’atrio

In una curva buia di un tempo senza data.

È comico come siamo divisi in due schiere:

Donne che si accorgono dei pudori ridicoli di uomini

E uomini che si accorgono dei pudori ridicoli di donne.

Sotto i nostri piedi re stanno come moscerini rinsecchiti.

Rue de la Vrillière era reale fino a quando è vissuto Kot Jeleński,

Che una volta mi disse: “Ti condurrò sulla tomba di Cleopatra”,

E mostrandomela affermò: “È qui” – soffermandosi nella galleria di Vienne.

(Secondo una ben nota legenda parigina, Napoleone ha portato con sé dall’Egitto la mummia di Cleopatra e non sapendo cosa farne, decise di seppellirla nell’attuale galleria di Vienne).

8. Mawet, mors, mirtis, thanatos, smrt.

E così termina lo stato di possesso,

Di tutto ciò che ero abituato dire: mio.

E così termina la vita della mente.

Gelo assoluto. Come varcherò questa soglia?

Cerco l’antagonista più forte alla morte.

E penso sia la musica, la musica barocca.

9. – Dopo di te rimane la tua poesia. Sei stato un grande poeta.

– Ma in verità andavo sempre di fretta.

Come quando mi svegliava lo starnazzare dei volatili della fattoria

E il sole accecante mi chiamava alla corsa,

Scalzo, lungo i sentieri umidi e battuti dei campi.

E così pure ogni mattina mi alzavo

Sapendo di aver molto da scoprire

Nei regni boscosi, che la penna sa disegnare,

Per raggiungere quel nucleo della foresta dove tutto sarà vero?

E sempre con la sola speranza, che domani questo sicuramente avverrà.

10. – Di te resterà la poesia. Una parte di essa rimarrà nel tempo.

Forse, ma questa è una debole consolazione.

Ma chi avrebbe mai pensato che l’unico rimedio per l’afflizione

Potesse essere così amaro e poco efficace.

11. “Cammino come mascherata dall’abito di una donna vecchia e obesa”.

Così scrisse poco prima di morire Anna Kamieńska.

Si, lo so. Siamo come fiamme tremanti

Non compatibili con vasi d’argilla. Ma riprendiamo a scrivere con la sua mano:

“Lentamente mi ritiro dal mio corpo”.

(Arrivano due poetesse diciassettenni.

Una è lei. Vanno ancora a scuola.

Da Lublino sono giunte al maestro – cioè da me.

Siamo nella casa di Varsavia con vista sui campi,

Giannina ci offre il tè, elegantemente sgranocchiamo dei biscotti.

Non dico loro, che proprio lì nel giardino, giacciono i fucilati di guerra.)

12. Sarei felice di poter dire: “Sono sazio.

Ho assaporato in questa vita tutto ciò che potevo”.

Ma sono come chi timidamente sposta la tenda

Per osservare una festa a me incomprensibile.

 

(trad, Maciej Bielawski)

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