Dell’abitudine – Edith Wharton
gennaio 29th, 2012 § 1 commento
Anni fa mi sono detta: “Non esiste la vecchiaia; c’è soltanto la tristezza”.
Col passare del tempo ho imparato che, sebbene questo sia vero, non lo è del tutto. Anche l’abitudine contribuisce a far diventare vecchi; il processo mortale di fare la stessa cosa allo stesso modo alla stessa ora giorno dopo giorno, prima per trascuratezza, poi per inclinazione, e infine per codardia o inerzia. Fortunatamente, la vita incongruente non è l’unica alternativa; infatti il capriccio è dannoso come la routine. L’abitudine è necessaria; è l’abitudine di avere delle abitudini, di fare di una traccia un solco, che è necessario combattere, se si vuole rimanere vivi.
Malgrado le malattie, malgrado persino l’arcinemica tristezza, si può rimanere vivi molto oltre l’abituale data della disintegrazione, purché non si abbia paura dei cambiamenti, purché non si sia mai sazi di curiosità intellettuali, di interessarsi alle grandi cose, di sapere godere delle piccole.
da “Uno sguardo indietro” , traduzione di Maria Buitoni Duca

Noumeno
I brutti non esistono
esiste l’offeso
che recita
la parte del brutto.
La differenza tra
Bella figa e super figa
è che la super figa
appare,
intelligente,
(che lo sia è relativo a chiunque)
oltre che bella.
Voglio bene a Mozart.
Stravagante poetica
gli Dei mi puniranno.
Sorprendenti ambigue
probabilità attive
invadono
le contorte trame di relazioni
percorse
da titolari di guance senza carezze,
come la carezza che ti dà
sul viso la vita
e ti dice:
no tesoro, non sei scemo,
se è questa mamma terribile
a dirtelo
allora ci credi.