Chiunque cerca chiunque – Francesco Forlani
dicembre 12th, 2011 § 5 commenti
Ballata picara, baedeker e google map del cuore di una città – Parigi – e di una gioventù, “Chiunque cerca chiunque” non lo troverete in libreria, almeno non per ora: Francesco Forlani ha rovesciato il print on demand e tramite rete ha venduto e offerto il suo testo a tiratura limitata, in un gioco irriverente, di sberleffo a leggi editoriali e scelte “stilistiche”, portando le copie a domicilio in un tour di incontri e amicizia con i suoi lettori.
Rigorosamente scandito dalle caselle del Monopoli edizione francese, si sgranano nei trenta capitoli le memorie di un lungo soggiorno parigino, dove i sottotetti si mischiano ai sassofoni, le blatte ai lungosenna, le performance alle canzoni popolari, le donne agli amici e alle riviste e alle lezioni, in un’apertura rispettosa e onnivora insieme, un élan vitale, che nelle esperienze quotidiane e nella scrittura tende a cercare le “leggi universali” dell’animo e del fare umano.
Siamo di fronte a un memoriale che prova a fissare le ragioni delle proprie scelte e dei sogni collettivi: la foule di persone che si susseguono nel libro – da quelle famose alle anonime, da quelle letterarie a quelle proletarie – è la vera protagonista del libro come del resto sottolineato dal titolo, che segna nella ricerca di condivisione, e quindi di affetto, il marcatore della condizione umana.
Se nella postfazione viene giustamente richiamato l’Aristofane di “Le rane”, con i suoi cori e le invocazioni a Demetra e Bacco, ad animare sotteso in controluce il libro è soprattutto la figura del puer aeternus, di Zagreo, con la sua iconografia di giochi terribilmente seri (per dirla alla Eraclito) e la sua continua resurrezione alla vita.
Non è un caso che i momenti più dolorosi del testo, oltre agli abbandoni e ai distacchi, siano quelli delle morti di una ragazzina e di un bambino, in una mozione di affetti che mai scade a pietismi o consolazioni ma solo ad omaggio e rispetto e, stranamente, o forse non tanto, in molti “passaggi” più che Benjamin o Debord risuona l’eco manzoniana del primo romanzo italiano, declinata in ossimoro “anarco-conservatore” per citare una definizione dello stesso Forlani. Alla fine della lettura, quel che colpisce, persino negli inevitabili tropi tra Hemingway e Arlette, è la profonda, necessaria autenticità di questa scrittura, che è la qualità da sempre richiesta, alla letteratura, e alla vita.

bellissima recensione, Viola, ad un libro che ho fortemente voluto, insieme al resto del seguito dei lettori, seguendolo in ogni suo passaggio, allo scoccare dei capitoli rintoccato da effeffe su fb, e che posso dire di possedere grazie al caro Francesco, che me lo è venuto a consegnare qui a genova, secondo la prassi da lui definita “scrittore ai domiciliari”. mi sono trovata di fronte a quello che è un vero e proprio dono personale dell’autore al lettore, che vi ritrova all’interno una bella personalizzazione eseguita con cura da Francesco (-:
mi avevano molto colpito le righe iniziali del romanzo, comparse per gioco sul profilo di effeffe, prima ancora che egli decidesse della stesura e delle sorti delle sue parole. ebbene, tutta la bellezza di quell’architettura, di quell’incipit, prosegue e la si ritrova in tutto il libro, che è specchio di umanità, eleganza, ironia, sapienza e costante bravura, ovvero di Francesco stesso.
grazie delle tue parole, Viola, che il libro ed effeffe meritano in toto.
un saluto, f.
condivido largamente il tuo intervento Francesca; al di là degli esiti “artistici” mi sembra soprattutto rilevante in questo libro la testimonianza di fedeltà a un’idea e a una pratica di scrittura, un caro saluto, V.
vorrei comperarlo subito come si fa?
ahimè, penso non sia possibile: la tiratura limitata si è esaurita; l’unica è fidare che qualche editore se ne interessi e ristampi
[...] “Siamo di fronte a un memoriale che prova a fissare le ragioni delle proprie scelte e dei sogni collettivi: la foule di persone che si susseguono nel libro – da quelle famose alle anonime, da quelle letterarie a quelle proletarie – è la vera protagonista del libro come del resto sottolineato dal titolo, che segna nella ricerca di condivisione, e quindi di affetto, il marcatore della condizione umana.” (Viola Amarelli) [...]