Proverbi

novembre 23rd, 2011 § 4 commenti

Fischi, fiaschi. Lucciole e lanterne. Ha perso. Capita. In genere agli altri

Tocca le  carte, spesse. Alberi, stracci, carghi.  Colle e toner. Uno spreco infinito. Basterebbero i files. Vai a spiegarlo, l’irrazionalità si dilata sovrana. I tempi della logica umana sono strani. Sempre ex post. Dopo poi, tutto quadra. E’ durante che esplode. Il sistema endocrino.

Fuori frange di nuvole al rosso. Tempo incerto. Fragole e panna: rosso di sera, cielo a pecorelle;  l’inghippo è la compresenza, al solito, intanto. Controlla allo schermo. Il tempo per domani è incerto. Esatto, gesù gesù. La stanchezza.

Ha mandato tutti a casa, inserito l’automatico ovunque, spento tutto lo spegnibile. La stanchezza. E le carte. Una situazione complessa, e incerta. Aveva avvertito il cliente. L’ha avvertito anche adesso. La presidente è una stronza. Vero. Anche lui.

Potrebbe, trovare una donna stasera. Una serena e carina e costosa. Come fanno tutti. Come fa anche lui. Rilassarsi. Un trucco cretino, rilassarsi  di carne inventarsi per poco, però comodo, a volte.  Sorride. Tocca il legno, della scrivania. Cera e vernice, venature, radici. Trancianti e design. Tutto  un girare per una scrivania. Di palissandro. Un bel nome. Un bel legno.

Ci vorrebbero le bambine. Le ha già chiamate, dopo il cliente. Stanno bene. Isa è molto presa e compresa. Dal tennis, uno sport idiota. Lo sport della mamma. Donne e buoi dei paesi tuoi. Infatti ma non funziona. Francesca divora fumetti. Fa bene.

Una cena di rappresentanza. Si deve cambiare. Camicia e cravatta, diverse. Da sera. Una sera noiosa. A pensarci è una zuppa di giorni sfilacciati e noiosi. Lavoro lavoro. Stare attento a che fare dei soldi. E che palle. Cuor contento dio l’aiuta. Probabile Per questo ha perso. Non è più tanto contento.

I capelli, fili di grigio. E che diamine, ruit hora. La mitica crisi di una vita alla cima. Le agende strapiene di impegni,. Appuntamenti. A dare consigli, mediare.  Placare e convergere. Non fa bene.

Un cambio. La cloche. Una cabrata. Ha il brevetto, ama gli aerei. Un po’ su, un po’ giù. Non farsi vedere. Esserci, in alto o di lato, comunque lontano, senza dare nell’occhio. Insomma, ha già dato. Non c’è due senza tre. L’attenzione costante, automatica. Attenzione al cristallo.

Che fragili. E sciocchi, lui primiero. Le carte. Gli incontri. I soldi. Imparare le regole così sai quando e  come e perché trasgredirle. L’attenzione, daccapo. Altrimenti è ovvia la gatta nel lardo, come quasi tutti i clienti  che pagano tanto le sue consulenze per salvarsi le zampe. Dopo, o prima se sono furbi. I furbi quando cascano lo fanno di botto.

Uno scriba, di quelli egiziani. Ecco tutto, un utile idiota. Un servo.  Come tanti, ben pagato, di certo, beh almeno.

Le bambine, daccapo stasera, gli abbracci. Tenerezza, gli serve. Non ha mai avuto paura dei sentimenti. Basta illimpidirli,  viverli aperti.

Far luce. Far chiasso. Per finta o davvero, per gioco in primis, finché dura.

Ha perso, domani riprova, lo sa che rivince. E’ l’altalena che un po’ l’ha stancato. L’altalena e le cene. Domani prenota il campo, un giro di cielo, tutti e tutto distante. Va bene. Continua, non vale la pena essere il più bravo,  il migliore non ci  è mai cascato, anzi, al contrario, ha cercato di non darlo a vedere, ma quelli, testardi, lo hanno lo stesso capito. E che palle, sorride. Ok, quando c’è la salute, sul serio. Domani, in alto, da solo.  Ogni giorno ha, lo sa, la sua pena.

da “Cartografie”

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