Sogno – Jakob van Hoddis

febbraio 25th, 2012 § Lascia un commento

Ma sì! Sogniamo spesso grandi fasti

E come in trionfo nella città dorata

Ci scarrozziamo sublimi davanti al Senato

E ragazze nude se ne stanno su pilastri di marmo.

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Perdere tempo – Giovanni Boine

febbraio 24th, 2012 § 1 commento

L’avventura cominciò qualche anno dopo che egli se n’era, finiti gli studi, tornato a casa. Fece molto rumore in paese. La gente aveva avuto fino allora di lui un certo diffidente rispetto come per uno che è d’altra razza che noi: che opina e fa diversamente da noi, che non si cura di noi, ma di cui qualcosa precisamente di male nessuno può dire. Vivendo senza fissa occupazione nell’agio noncurante e discreto di una famiglia di patrizi antichi, i saggi mercanti, i vari ragionieri guadagna-denaro della città dicevano di lui che perdeva il suo tempo. “E che fa? Perde il suo tempo”. Le vecchie signore beghine, i fabbriceri ed il parroco sebben si togliesse sempre con rispetto il cappello quando passava il Santissimo (ma c’erano invece in paese gli spiriti forti che lo calcavano fieri e feroci fino agli orecchi); e venisse spesso in chiesa alla messa e ci stesse come si deve serio senza fare alle occhiate e ai segnali colle ragazze in parata (ci van perciò appunto i giovani la domenica in chiesa), sospettavan di lui. S’eran sentite certe voci su lui di quand’era agli studi… E par che avesse detto ch’egli al catechismo nelle scuole non ci teneva gran che. – Pei politicanti del Consiglio comunale egli era un “originale”. Non si capiva cos’era. Aveva scritto sul giornale del sito’ in pro, che so io, della “scuola serale”(dunque è con noi socialisti) e poi detto male del discorso del tale e del talaltro al comizio del primo maggio passato (dunque non è socialista). Si mescolava del resto di rado nelle conversazioni a caffè; non giocava; che avesse donne nessuno per allora sapeva; le compagnie allegre, quelle che restan di notte fino alle due in schiamazzi a far la serenata alla bella, o si spandon fra le quinte in teatro l’inverno a pizzicar le coriste, i giovanotti che capiscon la vita e come si deve (“son nell’età!”) se la godono, quelli lo avevano un poco in concetto tra di “prete” e babbeo. « Leggi il seguito di questo articolo »

Regalami dei libri che finiscano bene – Yves Le Men

febbraio 23rd, 2012 § 2 commenti

 

Per Izet Sarajlic

Regalami dei libri
che finiscano bene  « Leggi il seguito di questo articolo »

Essere giardino- Antoine Emaz

febbraio 21st, 2012 § 2 commenti

 

si potrebbe
ascoltare della musica
accendere lo schermo
parlare a qualcuno
si potrebbe
scrivere a un amico « Leggi il seguito di questo articolo »

Smobilitazione delle armate amorose – Georgi Gospodinov

febbraio 17th, 2012 § Lascia un commento

Si è accesa la sigaretta a quel modo, « Leggi il seguito di questo articolo »

Segnalazione

febbraio 16th, 2012 § 1 commento

 

Domenica, 19 febbraio ore 11,30

Parma- Libreria Feltrinelli

Alberto Manzoli presenta:

“Le nudecrude cose e altre faccende”, L’Arcolaio

di Viola Amarelli

 

Letture di Viola Amarelli e Raffaele Rinaldi

 

arancio è un lampione – Gianluca Garrapa

febbraio 15th, 2012 § Lascia un commento


1.

è arancione la via ora

e il vento tremend_e_forte

spazza frasi spezzate da rami

 

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Scrivere è smettere di essere scrittore – Enrique Vila-Matas

febbraio 14th, 2012 § Lascia un commento

Molte volte sono stato costretto a rispondere al quesito sul perché scrivo. Da principio, quando ero molto giovane e timido, usavo la breve risposta che André Gide dava a questa domanda e rispondevo:” Scrivo per farmi leggere”. « Leggi il seguito di questo articolo »

Non per me il pulito verso – David Maria Turoldo

febbraio 13th, 2012 § Lascia un commento

Non per me il pulito verso. « Leggi il seguito di questo articolo »

La donna della domenica – Fruttero & Lucentini

febbraio 12th, 2012 § Lascia un commento

Il martedì di giugno in cui fu assassinato, l’architetto Garrone guardò l’ora molte volte. Aveva cominciato aprendo gli occhi nell’oscurità fonda della sua camera, dove la finestra ben tappata non lasciava filtrare il minimo raggio. Mentre la sua mano, maldestra per impazienza, risaliva lungo le anse del cordoncino cercando l’interruttore, l’architetto era stato preso dalla paura irragionevole che fosse tardissimo, che l’ora della telefonata fosse già passata. Ma non erano ancora le nove, aveva visto con stupore; per lui, che di solito dormiva fino alle dieci e oltre, era un chiaro sintomo di nervosismo, di apprensione.

 

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